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Varato il piano casa, ma è polemica
Via libera dall'Ars: possibile ampliare le abitazioni fino al 20%, purché in presenza di riqualificazione dell'immobile. La percentuale sale al 35% in caso di demolizione e ricostruzione della struttura, a patto di usare fonti di energie rinnovabili. Pd nel mirino di Pdl e Udc: "Portatore di interessi non trasparenti"
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PALERMO - Sono stati approvati dall'Assemblea regionale siciliana tutti gli articoli del piano casa. Il voto finale è previsto per martedì prossimo.
Il provvedimento dà la possibilità di ampliare le abitazioni fino al 20 per cento del loro volume, purchè in presenza di riqualificazione dell'immobile: gli interventi potranno interessare edifici mono e bifamiliari, o uffici. L'ampliamento non potrà comunque superare i 200 metri cubi. Restano esclusi gli immobili parzialmente o interamente abusivi, anche se sanati.
La percentuale di ampliamento può invece arrivare fino al 35 per cento in caso di demolizione e ricostruzione della struttura, purchè si utilizzino fonti di energie rinnovabili e tecniche costruttive di bioedilizia. Gli interventi riguardano gli edifici ultimati entro il 31 dicembre 2009 e sono subordinati alle verifiche sulle condizioni statiche dell'intero edificio e all'eventuale adeguamento strutturale in caso di mancato rispetto dei criteri di sicurezza antisismica.
Il piano prevede inoltre la possibilità, per i privati, di realizzare parcheggi sotterranei in aree destinate a verde pubblico, purchè si provveda contestualmente all'arredo a verde attrezzato dell'area in superficie. Dal momento di entrata in vigore della legge, i comuni hanno 120 giorni di tempo per limitare o escludere interventi in determinate zone del proprio territorio: dopo di che si avranno 24 mesi di tempo per presentare le istanze.
La Sicilia è l'ultima regione italiana a varare il piano casa. Nei mesi scorsi, prima di questa legge, la commissione Territorio e Ambiente dell'Ars aveva esaminato altri due testi, successivamente ritirati. Dall'Aula stasera sono usciti i deputati del Pdl e dell'Udc contestando un emendamento sulla demolizione e ricostruzione di edifici che si trovano in aree sottoposte a vincolo di inedificabilità poi ritirato dal governo.
A poche ore dal voto, i gruppi parlamentari di Pdl e Udc si scagliano contro il Pd per le posizioni assunte durante la discussione degli emendamenti, culminata con l'abbandono di sala d'Ercole da parte dei parlamentari dell'opposizione che contestavano la norma sulla delocalizzazioni poi ritirata dal governo Lombardo. Pdl e Udc denunciano "interessi poco chiari" da parte del Pd.
"Da quanto accaduto in aula - dice il capogruppo dell'Udc all'Ars, Rudy Maira in conferenza stampa assieme ai deputati del Pdl - è chiaro che il Pd è diventato parte integrante del governo Lombardo. L'impegno messo dal Pd nell'elaborazione del ddl e nella difesa degli emendamenti più sospetti, fanno capire che questo partito è portatore di interessi non trasparenti. Questo governo con la stampella del Pd non fa gli interessi della Sicilia".
Ancora più duri i toni del presidente della commissione Ambiente e territorio, Fabio Mancuso (Pdl): "Il Pd ha difeso norme scandalose che avrebbero consentito il sacco edilizio di Palermo e la realizzazione di affari attraverso l'emendamento che permetteva la demolizione di capannoni industriali nei centri storici con la possibilità di trasformali in abitazioni in altre aree".
Anche per Toto Cordaro (Udc) "dietro ad alcuni emendamenti c'erano affari poco chiari e dobbiamo ringraziare il deputato De Luca che in aula ha spiegato bene cosa stava per fare Lombardo con la norma sulle delocalizzazioni". "Abbiamo sconfitto - aggiunge Cordaro - la premiata ditta Lombardo-Cracolici. La Sicilia purtroppo è nelle mani di un dilettante allo sbaraglio".
Il capogruppo del Pd, Antonello Cracolici, è finito anche nel mirino del presidente del gruppo del Pdl, Innocenzo Leontini. "A un certo punto in aula volavano foglietti con emendamenti riscritti più volte - dice - Cracolici è intervenuto più volte contraddicendosi, salvo poi accorgersi che alcune norme erano davvero pesanti manifestando inoltre fastidio quando il presidente Lombardo le ha ritirate, incalzato da noi".
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03/03/2010
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