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 martedì, 07 settembre 2010

Italia
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'Subito un intervento su caos processi'
Depositate le motivazioni della sentenza in Cassazione sulla legge ex Cirielli che rischia di far saltare molti procedimenti per mafia: "Forse il legislatore non si è accorto degli effetti. Condivisibile il provvedimento urgente annunciato dal ministro Alfano"


ROMA - Probabilmente il legislatore quando ha approvato la legge ex Cirielli non si è reso conto del fatto che i reati di mafia aggravati da talune circostanze sarebbero passati dalla competenza del tribunale ordinario a quella della Corte d'Assise. Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni della sentenza n. 4964 depositata stamani con la quale ha stabilito, in base alle norme della legge ex Cirielli - la competenza della Corte d'Assise, anzichè del tribunale ordinario, per certi reati di mafia aggravati da determinate circostanze come l'associazione armata e il finanziamento delle attività del clan con il profitto di delitti. Ad ogni modo, per la Suprema Corte, non è importante stabilire se il legislatore si sia o meno reso conto delle 'ricadute' della legge n.251 del 5 dicembre 2005.

In particolare la Cassazione sottolinea che "l'attribuzione di competenza è effetto prodotto dall'aggravamento dei limiti edittali di pena operato dalla legge 5 dicembre 2005 n.251 e non rileva chiedersi se il legislatore si sia, oppure no, reso conto del prodursi di detto effetto (anche se l'assenza di una disposizione transitoria che distingua tra reati commessi prima e reati commessi successivamente alla data di entrata in vigore della legge, quanto mai opportuna in casi di mutamenti della competenza per materia sembrerebbe imporre una risposta negativa". La sentenza è della Prima sezione penale, relatore Renato Bricchetti, presidente Giovanni Silvestri. Silvestri ha firmato stamani il deposito delle motivazioni.

La Cassazione si dice favorevole al provvedimento annunciato dal ministro Alfano per mantenere ai tribunali la competenza per il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso aggravato. "La Corte di Cassazione - è scritto in una nota - condivide l'annunciato intervento legislativo urgente, inteso a sterilizzare gli effetti dell'aggravamento di pena stabilito con la legge n.251 del 2005 sulla determinazione della competenza, conservando questo tipo di delitti alla cognizione del Tribunale in composizione collegiale".

La Cassazione comunica che oggi "è stata pubblicata la sentenza della Prima Sezione penale con la quale è stato stabilito che quando a coloro che promuovono, dirigono e organizzano l'associazione di tipo mafioso sia contestata l'aggravante dell'associazione armata (art.416-bis, comma 4, c.p.) la competenza appartiene alla Corte d'assise, poichè il delitto in questione è punito con una pena nel massimo non inferiore ad anni ventiquattro, a seguito dell'aggravamento del massimo della pena comminabile stabilito con la legge n.251 del 2005 ('legge ex Cirielli)".

"La Corte di Cassazione, investita della questione di competenza del Tribunale di Catania - prosegue la nota - non poteva non pronunciarsi sul punto e non poteva non farlo nel senso imposto dalla legge processuale che attribuisce alla Corte d'assise la competenza sui delitti puniti con l'ergastolo o con la reclusione non inferiore nel massimo ad anni ventiquattro, restando irrilevanti, salvo uno specifico intervento del legislatore, le regole relative alla ripartizione interna della competenza del Tribunale in composizione collegiale o monocratica".

È dall'8 dicembre 2005, data di entrata in vigore della legge ex Cirielli che determinati reati di mafia aggravati dall'associazione armata o dal reimpiego di profitti derivanti da illeciti "è diventato di competenza della Corte di Assise", sottolinea la Cassazione con la sentenza 4964. Nelle motivazioni si sottolinea inoltre che la competenza della Corte d'Assise scatta anche per i coimputati in associazione mafiosa ai quali non sono contestate le aggravanti della banda armata e del reimpiego di profitti derivanti da illeciti. Le motivazioni sono contenute in otto pagine.
 
In particolare la Suprema Corte ha dato ragione al tribunale di Catania che, con ordinanza del 12 ottobre 2009 nel procedimento 'Amante' con nove imputati si era dichiarato incompetente rilevando che si trattava di reati di mafia aggravati dall'associazione armata e dal reimpiego di profitti derivanti da illeciti. Il tribunale, in base alla legge ex Cirielli aveva trasmesso gli atti alla Corte d'Assise di Catania. Ma la Corte d'Assise aveva sollevato conflitto in Cassazione sostenendo che la competenza rimaneva al tribunale ordinario in quanto il legislatore "allor quando ha elevato a 24 anni di reclusione il massimo edittale dell'anzidetta ipotesi aggravata non ha avvertito l'esigenza di produrre una clausola di salvaguardia della competenza della Corte d'Assise". Ma la Cassazione ha bocciato questa tesi nonostante la Procura generale, rappresentata da Giovanni Galati avesse chiesto che fosse dichiarata "la competenza del tribunale di Catania".

08/02/2010



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