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mercoledý, 13 novembre 2019

Boss depresso, dal 41 bis ai domiciliari

Maurizio Ieni, 52 anni, capomafia del clan Pillera, lascerÓ il regime di carcere duro per tornare nella sua casa a Catania. I giudici hanno accolto la richiesta dei legali per "gravi motivi di salute". Lo psicologo: "Stati d'ansia pericolosi per la sua incolumitÓ". La procura etnea: "Estremamente sorpresi e sgomenti"

CATANIA - Il presunto boss Giacomo Maurizio Ieni, 52 anni, indicato come il capo della cosca mafiosa Pillera è fortemente depresso e per questo lascerà il regime di 41 bis, anche se scontato nel centro clinico del carcere di Parma, per passare agli arresti domiciliari a casa, a Catania.

È la decisione della terza sezione penale del Tribunale del capoluogo etneo per "gravi motivi di salute". Nella precedente udienza Ieni era scoppiato in lacrime davanti ai giudici sostenendo di "essere fortemente depresso e di non riuscire a stare in carcere".

Il Tribunale, accogliendo la richiesta del suo legale, l'avvocato Giuseppe Lipera, adesso gli ha concesso gli arresti domiciliari ritenendo che "l'affetto dei familiari" sarà per lui la terapia migliore per riprendersi e guarire. Il presunto capo del clan Pillera è in carcere dal 30 maggio del 2006 quando fu arrestato per associazione mafiosa nell'ambito dell'operazione Atlantide dei carabinieri del Ros contro un vasto giro di riciclaggio, che portò al sequestro di numerose imprese ritenute dalla Procura di Catania collegate a Cosa nostra.

"La famiglia appare allo stato insostituibile" afferma la terza sezione penale del Tribunale di Catania nel provvedimento.

"Il Tribunale - è scritto nel provvedimento - stima inutile esperire un ulteriore accertamento che finirebbe col confermare quanto è stato ripetutamente acclarato, col seguito di raccomandazioni che non è possibile tradurre efficacemente lontano dall'ambiente familiare, come ben sa chi ha un minimo di esperienza in materia. L'ambiente familiare appare allo stato insostituibile".

Secondo la perizia dello psicologo clinico Marco Lipera, depositata dai legali del presunto boss il  21 maggio scorso nella cancelleria della terza sezione penale del Tribunale di Catania, "gli stati ansiosi-depressivi da cui risulta affetto Giacomo Maurizio Ieni rappresentano pericolose minacce per la sua salute" tanto che in carcere "ha perso 20 chilogrammi di peso" e per questo "le attuali condizioni psicofisiche del soggetto non sono compatibili con le attuali misure di detenzione".

Secondo il perito di parte "Ieni presenta un quadro psicopatologico grave connotato da una condizione di turbamento emotivo" e con "una forte instabilità che si manifesta in sintomi somatici e gravi stati depressivi e d'ansia generalizzata". Ieni è difeso dagli avvocati Enrico Trantino e Giuseppe Lipera.

La decisione è "fortemente contestata" dalla Procura di Catania che si dice "estremamente sorpresa e sgomenta" sia "per la pericolosità sociale del soggetto" e visto che "nella perizie redatte non ce n'era alcuna che stabilisse che il suo stato di salute sia incompatibile con la  detenzione in un centro medico, così come si trovava ristretto".